Una dedica: origini e considerazioni

…una vecchia amica musicista: “Perché non mi dedichi un pezzo?”

Grazie per avermelo chiesto, se non altro perchè oltre a “meritarlo”, mi hai in qualche modo fatto venire “l’idea” dedicare dei pezzi ad alcune ragazze: quelle che (chi più chi meno) riescono a trasmettermi delle emozioni.

Da allora tutti i pezzi per pianoforte hanno nomi di ragazze, ma…

…se poi viene un pezzo così bello e esso viene dedicato alla ragazza “di turno” che non è all’altezza?

E se poi capita che non è in grado di capirlo non solo a livello musicale, ma anche intellettuale, e cioè non è in grado di capire il vero significato ed il messaggio che ci sta dietro?

E se poi questa ragazza non si meritava neppure questa dedica perché in un futuro prossimo si rivela peggiore di quello che sembrava inizialmente?

Domande inutili, non hanno alcuna importanza, non sono dei un problemi, e anche quando lo fossero sicuramente non sono dei problemi di chi “dedica” qualcosa a qualcuno.

È davvero triste, ed è anche stupido, dedicare qualcosa e poi “rimangiarsi” la dedica per il fatto di aver perso ogni tipo di “emozione” (una dedica generalmente la si fa a chi riesce a trasmetterti un emozione) per la persona in questione anche quando, non solo si e persa l’emozione, ma la si è sostituita con qualcosa di simile al “ripudio” per quella persona stessa.

Dietro una dedica, in fondo, c’è un emozione e le emozioni mutano, variano nel tempo, si riferiscono spesso a particolari momenti, degli attimi, e una dedica, e quello che ci sta dietro (e cioè la presunta opera l’arte) non è altro che un tentativo di bloccare nel tempo quella particolare emozione relativa a quel particolare momento.

E un emozione fa bene soprattutto a chi la riceve: per questo io ringrazio tutte le persone che sono in grado di farmi provare delle emozioni, anche quelle che si sono rivelate peggiori di quello che sembravano!

Ps.: “…mai rimangiarsi una dedica,  il rischio è quello di perdere l'”emozione” ad essa associata!” 🙂