Insonnia e pensieri sconnessi

Ultimamente non mi emoziono più.
In passato ho provato grandi emozioni, in gran parte dovute alla conoscenza, in parte più piccola dovute alle relazioni sociali.
L’abitudine agli stimoli è lesiva di ogni emozione.
Per stimolo intendo qualsiasi cosa capace di provarmi un emozione.
E deve essere uno stimolo sempre più forte, sempre più intenso, in caso contrario l’emozione è nulla.
Perché dovrei emozionarmi ancora ascoltando Mozart, Chopin, Stravinsky e via dicendo? Musicalmente ho codificato un linguaggio che, seppur epidermico, considero esaurito (non considero l’aspetto del rumore).
Perché quindi dovrei emozionarmi ascoltando della musica rock o pop? Il rock/pop non mi piace, il linguaggio di cui è fatto è risibile, perché mai dovrebbe emozionarmi?
Tornando alla conoscenza, intesa come cultura e come ricerca del sapere, è in realtà illimitata, tuttavia non è sempre possibile apprezzarne i contenuti epidermicamente; ci sono degli aspetti che è possibile apprezzare soltanto se dietro di essi c’è dello studio e una cultura di tipo non epidermico: mi riferisco alle scienze naturali quali fisica e chimica, ma anche alle scienze sociali e comunque a tutti quegli ambiti non artistici.
Tornando agli ambiti artistici e andando oltre l’aspetto musicale, credo che tutto ciò che è tautologicamente “artistico” sia stato concepito per emozionare; e il problema sta sempre nel linguaggio: perché dovrei emozionarmi guardando un quadro di un pittore che dipinge come Dalì?
È un linguaggio già codificato e per questo non mi emoziona più.
L’evoluzione del linguaggio artistico è molto lenta: vorrei tanto essere ibernato e successivamente scongelato tra 100 anni per cogliere quest’evoluzione centenale del linguaggio e a quel punto riprendere a emozionarmi.
Ma una via d’uscita forse c’è, e sta nelle persone: ogni produzione di pensiero è relativa a un individuo e, tornando al pittore che dipinge come Dalì, avrà si un linguaggio già codificato, ma sarà comunque un suo pensiero, dietro ci sarà comunque una sua storia e un background autentico e personale.
Il tempo di emozionarmi per merito di ciò che è conoscenza, almeno per quel che è la mia sensibilità, è finito o comunque è in qualche molto rallentato. E siccome una vita senza emozioni non sarebbe tale, proverò a emozionarmi per l’aspetto sociale di ciò che è tautologicamente emozione, aspetto che, fin ora, avevo decisamente sottovalutato e affrontato nella maggior parte dei casi in maniera passiva.
Dietro ogni persona c’è una storia: sta a te coglierla, attivamente, emozioni incluse.